Dal 1920, un mestiere e una filosofia di vita
Se il benessere inizia dal piede, calzare scarpe comode è un primo importante passo per migliorare la qualità della propria vita; e di questo principio, i Dallapè di Stravino, hanno fatto un vero marchio distintivo. 
“Made in Trentino”
vere, giuste e comode
I Dallapé sono una dinastia di “mastri calzolai”. Hanno iniziato nei primi anni del Novecento i fondatori dell’azienda, i fratelli Celeste e Giulio, riuscendo quindi a tramandare ai figli, Nerio e Giancarlo ed a nipoti e pronipoti l’amore e la passione per un mestiere, un’arte, al servizio della qualità della vita e del benessere.
Materie prime attentamente selezionate, pellami naturali scelti con cura e conoscenza delle concerie di provenienza, modellistica funzionale sviluppata in relazione alle diverse destinazioni d’uso; dalle calzature robuste e pratiche riservate a quanti lavorano nei campi, nei boschi o cantieri edili, fino a quelle destinate all’outdoor, all’arrampicata, al trekking ed alla vita di tutti i giorni.
Calzature “uniche”, nate dalla passione artigianale e dalla sapienza di mastri calzolai, che sa però utilizzare al meglio le tecnologie ed i materiali più attuali; una lavorazione rigorosa per una produzione che ha saputo coniugare la qualità tipica della produzione artigianale con l’evoluzione del gusto e dei modelli.
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Quarta generazione di una famiglia di calzolai, Massimo Berteotti ha trasformato la tradizione dei Dallapè in un progetto personale: dal laboratorio in Bleggio nasce “Casale”, nuova calzatura per l’outdoor che unisce ricerca, tecnica e attenzione al Made in Italy
Dietro una scarpa c'è molto più di quello che si vede. Ci sono ore di lavoro, conoscenze tecniche, ricerca sui materiali, attenzione ai dettagli e una lunga serie di passaggi che trasformano un'idea in qualcosa capace di accompagnare i passi di chi la indosserà. Nelle scarpe realizzate da Massimo Berteotti c'è anche una storia di famiglia lunga più di un secolo.
Classe 1994, originario di Stravino e oggi residente a Cavrasto, insieme alla cugina Beatrice, rappresenta la quarta generazione della famiglia Dallapè, dinastia di mastri calzolai avviata nel 1920 dai fratelli Celeste e Giulio. Da allora il mestiere è passato di generazione in generazione, nei punti vendita di Stravino e Ponte Arche, dedicati a scarpe e scarponi da trekking, montagna e lavoro.
Massimo quella storia l'ha respirata fin da ragazzo e l'ha percorsa a modo suo. Entra nel negozio di famiglia, come commesso e accanto allo zio nelle riparazioni. È lì che comincia a conoscere davvero il mondo delle calzature, fino a maturare la curiosità di capire non soltanto come ripararle, ma come costruirle.
A Bergamo frequenta un primo corso, poi si diploma come modellista di calzature al Politecnico Calzaturiero della Riviera del Brenta. La formazione prosegue a Montebelluna e raggiunge il titolo di tecnico superiore della calzatura sportiva, con esperienze in diverse realtà del settore: da Franco Tucci, specializzato nell'equitazione, al brand tedesco Lowa.
«È stato un percorso molto formativo, ho collaborato con aziende importanti e grandi produzioni, anche estere».
Poi il passaggio a Salewa: «Cercavo calzature più importanti dal punto di vista tecnico, economico, del design e della costruzione. Ho fatto due anni lì, poi poco più di un anno fa ho aperto la partita Iva».
Oggi il suo laboratorio è al Bleggio. Qui Berteotti progetta e produce calzature, e offre consulenze ad altre aziende. Un lavoro che per lui ha anche il valore di una responsabilità: «Per me rappresenta una sorta di dovere morale. Arrivo da tre generazioni di persone che hanno fatto molti sacrifici per raggiungere degli obiettivi professionali, cerco di fare la mia parte per restituire nel modo migliore possibile questo brand a chi verrà dopo di me».
La sfida, però, non è replicare ciò che è stato, ma reinterpretarlo. «Parto da un prodotto tradizionale e poi cerco di rivisitarlo in chiave moderna».
Il primo progetto firmato da Massimo, uscito proprio in questi giorni, è "Casale". Il nome è scelto nel solco della tradizione Dallapè di battezzare le proprie calzature con località di montagna. Una scarpa pensata per l'escursionismo veloce, agile e ammortizzata, adatta ai sentieri tecnici ma anche all'uso outdoor quotidiano.
«Mi affascina dare un'identità al prodotto. Mi motiva molto realizzare ciò che ho disegnato, rendere concreto ciò che esiste solo su carta. Anche la ricerca dei materiali è molto interessante. Molte persone non comprendono la complessità che sta dietro una scarpa. I numerosi macchinari utilizzati, le lunghe fasi di lavoro. Non emerge la professionalità che ci sta dietro e questo fa perdere la concezione di ciò che il Made in Italy può dare in più».
Ed è proprio sul valore del lavoro trentino ed italiano che Berteotti vuole mantenere alta l'attenzione. «Una cosa su cui insisto sempre è quella di scegliere calzature realizzate completamente in Italia. Non condivido che le scarpe con le lavorazioni più laboriose svolte all'estero, ma con le ultime fasi in Italia, vengano definite Made in Italy».
Anche il sogno nel cassetto è in linea con questa filosofia: «Vorrei avere una collezione il più completa possibile, che abbracci tanti settori nell'outdoor. L'obiettivo è quello di fare del marchio Dallapè un'eccellenza nel Made in Italy».
Dietro una scarpa c'è molto più di quello che si vede. Ci sono ore di lavoro, conoscenze tecniche, ricerca sui materiali, attenzione ai dettagli e una lunga serie di passaggi che trasformano un'idea in qualcosa capace di accompagnare i passi di chi la indosserà. Nelle scarpe realizzate da Massimo Berteotti c'è anche una storia di famiglia lunga più di un secolo.
Classe 1994, originario di Stravino e oggi residente a Cavrasto, insieme alla cugina Beatrice, rappresenta la quarta generazione della famiglia Dallapè, dinastia di mastri calzolai avviata nel 1920 dai fratelli Celeste e Giulio. Da allora il mestiere è passato di generazione in generazione, nei punti vendita di Stravino e Ponte Arche, dedicati a scarpe e scarponi da trekking, montagna e lavoro.
Massimo quella storia l'ha respirata fin da ragazzo e l'ha percorsa a modo suo. Entra nel negozio di famiglia, come commesso e accanto allo zio nelle riparazioni. È lì che comincia a conoscere davvero il mondo delle calzature, fino a maturare la curiosità di capire non soltanto come ripararle, ma come costruirle.
A Bergamo frequenta un primo corso, poi si diploma come modellista di calzature al Politecnico Calzaturiero della Riviera del Brenta. La formazione prosegue a Montebelluna e raggiunge il titolo di tecnico superiore della calzatura sportiva, con esperienze in diverse realtà del settore: da Franco Tucci, specializzato nell'equitazione, al brand tedesco Lowa.
«È stato un percorso molto formativo, ho collaborato con aziende importanti e grandi produzioni, anche estere».
Poi il passaggio a Salewa: «Cercavo calzature più importanti dal punto di vista tecnico, economico, del design e della costruzione. Ho fatto due anni lì, poi poco più di un anno fa ho aperto la partita Iva».
Oggi il suo laboratorio è al Bleggio. Qui Berteotti progetta e produce calzature, e offre consulenze ad altre aziende. Un lavoro che per lui ha anche il valore di una responsabilità: «Per me rappresenta una sorta di dovere morale. Arrivo da tre generazioni di persone che hanno fatto molti sacrifici per raggiungere degli obiettivi professionali, cerco di fare la mia parte per restituire nel modo migliore possibile questo brand a chi verrà dopo di me».
La sfida, però, non è replicare ciò che è stato, ma reinterpretarlo. «Parto da un prodotto tradizionale e poi cerco di rivisitarlo in chiave moderna».
Il primo progetto firmato da Massimo, uscito proprio in questi giorni, è "Casale". Il nome è scelto nel solco della tradizione Dallapè di battezzare le proprie calzature con località di montagna. Una scarpa pensata per l'escursionismo veloce, agile e ammortizzata, adatta ai sentieri tecnici ma anche all'uso outdoor quotidiano.
«Mi affascina dare un'identità al prodotto. Mi motiva molto realizzare ciò che ho disegnato, rendere concreto ciò che esiste solo su carta. Anche la ricerca dei materiali è molto interessante. Molte persone non comprendono la complessità che sta dietro una scarpa. I numerosi macchinari utilizzati, le lunghe fasi di lavoro. Non emerge la professionalità che ci sta dietro e questo fa perdere la concezione di ciò che il Made in Italy può dare in più».
Ed è proprio sul valore del lavoro trentino ed italiano che Berteotti vuole mantenere alta l'attenzione. «Una cosa su cui insisto sempre è quella di scegliere calzature realizzate completamente in Italia. Non condivido che le scarpe con le lavorazioni più laboriose svolte all'estero, ma con le ultime fasi in Italia, vengano definite Made in Italy».
Anche il sogno nel cassetto è in linea con questa filosofia: «Vorrei avere una collezione il più completa possibile, che abbracci tanti settori nell'outdoor. L'obiettivo è quello di fare del marchio Dallapè un'eccellenza nel Made in Italy».
Da L'Adige 23 settembre 2026
